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sabato 14 luglio 2012

Ciminna è “Perbene”


Ogni occhio ti osserva con vigile sguardo
Di chi del “Perbene” si è fatto baluardo
E chi ascoltando la propria coscienza
Si fa paladino della nostra decenza.

Tutto fa scandalo, muove scalpore
Cosi ribadisce il predicatore
Che entrando in un bar come su un palco
Racconta ciò che che vedette con l’occhio di un falco

Perché non sia mai che ogni notizia
Arrivi in ritardo alla persona propizia
E allora del nome dei sani valori
Sentenziano lesti i senatori.

Inutile correre e anche scappare
Dal loro giudizio devi passare
Persino lontano nel bosco Ficuzza
Potranno trovare la vostra pagliuzza.

Che epoca brutta, ripetono i vecchi
Di certo evitando di guardare gli specchi
Poiché invece di un bacio su di una panchina
Ai tempi si usava una bella “fuitina”!

E dopo il giudizio, senza fatica
Ti dicon però che non sono all’antica
Ma che ragionan per propri ideali
Salvando così Ciminna dai propri mali.

E avendo adempito ai propri doveri
Questi individui camminano fieri
Poiché raccontando di chi ha perso l’imene
Saranno gloriati come gente perbene.

Ma adesso la smetto coi futili esempi,
so bene che i vostri erano altri tempi
ma almeno noi giovani, in quest’epoca disgraziata
riusciamo a goderci una sana risata.


di Filippo Leto


BRANO CONSIGLIATO PER LA LETTURA





6 commenti:

Domenico ha detto...

Bravo Filippo, non sei poi così squadrato-squadrista come vuoi sembrare. Bell'attacco al perbenismo stupido e sterile!

Anonimo ha detto...

Complimenti Filippo, ma come vedi la gente si sente così tanto per bene, che nessuno si sente chiamato in causa e non vi sono commenti.

Eziu Spataru ha detto...

Bella poesia veramente ! Complimenti Filippo ! Ciminna mi stupisce sempre di più. Dopo la poesia di Domenico anche Filippo. Un bel vivaio di poesia.

Eziu Spataru ha detto...

La poesia del poeta ciminnese Filippo Leto racconta una realtà non solo di Ciminna ma direi piuttosto universale: "la vita sociale dei piccoli centri urbani". Una realtà che dovrebbe favorire l'aggregazione, il relazionarsi, il consolidamento dei rapporti umani, e che invece spesso diventa realtà schiacciante, asfissiante e moralizzatrice. Occhi costantemente puntati addosso, dito perennemente puntato, voci moralizzatrici che parlano "di te" ma non "con te".
Ecco che allora qualcuno di tanto in tanto si esaspera e arriva a dire: "io di stu paisi scappassi".
Ma come? Dovrebbe essere bello stare in un piccolo e ridente paese collinare, in un bel contesto naturale fatto di boschi, campagne e collinette con aria genuina, pane di casa e salsiccia nostrana, e invece c'è chi vuole scappare?
Poi, in mezzo a tanti moralizzatori dovrebbe regnare la giustizia, la morale perfetta, ci si dovrebbe sentire al sicuro dalla mentalità mafiosa, dalla disonestà, dalla cattiva politica, ecc, ecc... e invece questi stessi moralizzatori sono coloro che poi danno il voto ai filo-mafiosi, che appoggiano la cattiva politica per impostare i propri figli, e che magari partecipano alle processioni con il cero in mano, o che magari fanno parte di importanti congregazioni religiose, con tanto di pitturina e medaglione aureo attaccato al collo.

Anonimo ha detto...

Ezio il tuo commento mi emoziona, la poesia di Filippo è stupenda e tu hai dato la stessa mia interpretazione. E' un piace condividere il tuo commento e sono contendo del fatto che dopo Passantino, il tuo sito ospita un altro poeta ciminnese.

Ad maiora

Filippo Leto ha detto...

Per me è un onore ricevere i vostri complimenti, soprattutto da due "Sommi poeti" come Ezio e Domenico! In particolar modo mi fa davvero tanto piacere trovare la mia poesia pubblicata sul blog "Percorsi poetici a Brannu" così da poter permettere un più ampio scambio di idee e pensieri.